Dagli occhi alle orecchie…
4 novembre 2010
E così Eyes2Ears muove i suoi primi passi.
Nasciamo con il nuovo sito di Wired e cominciamo a leggere ad alta voce, a voce leggera e su una musica da film..
Immaginiamo di essere la colonna sonora di passi veloci e rapidi dentro a un metrò, di mani rapide su un tagliere in cuicina, di orecchie aperte distese su un divano, di occhi incollati alla strada che scorre, di gambe che corrono il loro jogging, di occhi veloci più degli altri, di occhi chiusi, di cuffie hi-tech, di auricolari distrutti e intricati dentro a una borsa,di giornate troppo brevi per fare tutto, di giornate senza fine che dovrebbero passare più in fretta…
La voce va…ha cominciato il suo viaggio e arriva dappertutto..
“Tutto questo non lo accetterò più”
29 giugno 2010
Sono indignata e arrabbiata! Ci lamentiamo delle dinamiche di potere quando poi tutti siamo pronti ad utilizzarle quando ce le mettono sul piatto d’argento. Mi riferisco, anche e non solo, proprio a quegli attori che, baciati dalla fortuna in questo lavoro duro e schifoso, magari immeritatamente magari no, non sono qui a discutere del talento deglii altri, approfittano biecamente del loro potere.
Una anziana collega, che mi piace definire amica, qualche mese fa mi ha detto: “Sono i colleghi che ti fanno lavorare, se loro non vogliono, tu non lavori”. Beh tendo a fidarmi della saggezza dei più grandi, quindi se è così, dov’è finito questo potere? Siamo qui ad organizzare comitati contro quello, comitati contro quell’altro, quando poi, tra di noi pieghiamo senza dignità la testa di fronte alle ingiustizie più clamorose. E se ci invitano a raccogliere le briciole dal piatto dei potenti siamo tutti pronti e con la lingua di fuori. Sarebbe ora sì, di fare fronte comune, ma non contro il mondo esterno (che semplicemente sfrutta la nostra stupidità autodistruttiva), ma contro tuttociò che fa veramente male a questo mestiere.
Personamente continuo a stringere i denti e a crederci con tutta me stessa. Come so che fanno tanti miei colleghi, dotati e stacanovisti…
Ma sarebbe bello combattere insieme per ciò che ci viene effettivamente sottratto ogni giorno.
E Spero che il lavoro duro e il talento prima o poi venga premiato un po’ più spesso. Ad oggi è un evento occasionale…
Leggendo “La cena” di Herman Koch…
28 aprile 2010
Vengo da un periodo in cui ho letto una quantità spropositata di Pennac e Hornby. Se si è abituati a leggere libri belli scritti in prima persona da scrittori di cui si stima l’intelligenza e si comincia a leggere il libro di Herman Koch “la cena”, c’è il rischio di restare spiazzati. Il cinismo e l’intelligenza del primo centinaio di pagine sono un trabocchetto in cui si cade con docile facilità. Ci si immedesima, si stabilisce subito chi sono i buoni e chi i cattivi e poi si resta con un palmo di naso. E’ una specie di thriller quindi mi asterrò dal raccontarvi i dettagli e le risoluzioni narrative. Quello che posso dire è che l’assunto, presente già nel titolo, ovvero raccontare una cena in cui due coppie parlano del futuro dei propri figli , viene tradito a pag 67. Se ogni trenta pagine vengono aperte infinite digressioni ci si domanda perché le sezioni del romanzo vengano poi intitolate con i nomi delle portate. La cena diventa un pretesto pieno di fronzoli e inutili descrizioni (a meno che non siate interessati al concetto che hanno gli olandesi di un ristorante di alta classe). L’estremismo e la violenza gratuita sono davvero un ritratto fedele di quello che pensa la maggior parte degli olandesi oppure sono una scappatoia per supplire alla mancanza di dialettica e di idee dello scrittore? Il punto non è essere d’accordo o meno con la provocazione moralistica o la scorrettezza politica, servite su un piatto d’argento, ma è proprio la struttura narrativa che spezza la tensione e, al quarto ridondante flash-back, non vedi l’ora che la cena arrivi al punto. Questi quattro genitori, che si sono visti per discutere del futuro dei loro figli, riescono ad aprire l’argomento soltanto alla fine del dessert, e lo scontro tra le parti non raggiunge mai un vero apice. C’è mai davvero qualcuno in questo libro che prenda una vera decisione, a parte quella di picchiare qualcuno? Da questo punto di vista la lettura risulta veramente esasperante, di certo più del vilipeso personaggio del maitre (che cerca solo di fare il suo lavoro). Sporadicamente ti strappa un sorriso sulle piccole manie in cui ognuno si potrà riconoscere ma alla fine ti ghiaccia talmente tanto che l’immedesimazione resta un lontano ricordo delle prime pagine. A quanto pare è diventato un caso narrativo in vari paesi. Magari qualcuno ne tirerà fuori una bella pellicola. Perché come diceva Hitchcock, da un libro di media-bassa qualità si può sicuramente fare un buon film.
La forma della tua tazza…
17 aprile 2010
Sonno di Jon Fosse
7 aprile 2010
“Ci penserò io a te
Io avrò cura di te
non aver paura
io sarò ciò che tu non sei
ciò che non riesci a fare
i tuoi piedi sarò
le tue parole”
Dal 21 al 30 aprile a Genova – al Teatro della Tosse – regia di Valerio Binasco
Oggi ho rivisto…
4 aprile 2010
Oggi ho rivisto Turnè, il film di Salvatores. Guardavo quella valigia nei titoli di testa e mi rispecchiavo nella mia condizione viaggiante e senza casa. Pensavo all’incastro di cui siamo vittime, incastrati tra uno spettacolo, le prove e il provino super importante che chiaramente è dall’altra parte della nazione rispetto a dove sei tu. Le telefonate con l’agente, che un po’ è la tua mamma un po’ è il tuo carnefice. E poi “che se entri nella spirale negativa ti vengono le malattie psicosomatiche e nessuno ti chiama più…” ecc ecc. e che tutto quello che sogni e aspetti è legato a un momento, a un attimo, a un soffio, alla cosa che il giorno prima è andata male e ti ha fatto stramaledire il mondo. Se Dio vuole tra due mesi non sarò più sparpagliata in quattro case diverse e avrò il mio rifugio, ma fino all’ultimo respiro, il non sapere mai dove si è, l’impazzire dietro a questo e detestarlo non levatemelo mai.
“L’Italia è all’ottantaquatresimo posto su 128 nell’indice del World economic forum per la parità tra i sessi, dopo Uganda, Bolivia e Kenya” Alexander Stille
la triste storia del Lupo Omega….
23 marzo 2010
Oggi ho visto…
10 febbraio 2010
Una città fredda toscana, dove il freddo è sciapo come il pane, mi rifugio dentro a una libreria e dentro c’è il primo acquario di pesci rossi obesi che abbia mai visto in vita mia. Veramente pesci, veramente, rossi e veramente ciccioni. Ma va bene per pensare! sia bendetto chi si è inventato le librerie con dentro i caffè per farci sentire a casa, anche se a casa non si è mai. Anche se ha deciso di metterci i pesci rossi dentro. Dopo due giorni di campagna, dopo 10 mesi che guardo la mia vita dal fondo del bicchiere, comincio a pensare anche io che gli animali in tutte le loro forme siano la cosa più bella da contemplare…e proprio contemplandoli ne testimoniano l’esistenza. Che condizione meravigliosa è stata regalata al destino dei pesci? Dopo trenta secondi hanno già dimenticato quello che hanno visto e il mondo è scoperta anche dentro a un piccolo acquario.
…e compagnia bella!
28 gennaio 2010
Sono dentro a un’osteria accanto a un teatro in una città che non conosco, io sola con un bicchiere di vino. Casualmente leggo il giornale. E scopro che Salinger è morto. Dirai tu, ma chissenefrega della morte di un tizio che da più di 40 anni è scomparso dalle scene e non da più alcuna notizia di sè neanche a pagarlo. In più se era uno scrittore e non scrive più una riga, questo tizio vale davvero due lire. Beh sarò maledettamente nostalgica e sdolcinata ma con il suo unico libro sono diventata più grande. E ora che ho scoperto che da questo punto in poi non si diventa più grandi ma solo più vecchi, mi va fottutamente di ricordare questo tipo. Perchè proprio con lui ho imparato che si può girare soli per una città senza conoscere nessuno, perchè con lui ho scoperto che le anitre a central park non vanno in nessun posto, ma che se hai qualcuno a cui vuoi telefonare per raccontarglielo sei già un passo avanti. Perchè con lui da piccola ho capito cosa vuol dire, in gamba, vattelapesca e compagnia bella e che si poteva essere autorizzati a metterli in un libro, perchè con lui ho pianto e riso allo stesso tempo e tutti quelli che riescono in una roba del genere secondo me sono dei tipi con almeno un talento. Perchè quando ho finito di leggere il suo libro ho pensato proprio quello che diceva lui: Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.
E mannaggia a lui, finisce che lo penso tutte le volte che finisco un libro che mi piace da morire. E chissenefrega se non si faceva vivo da quarant’anni. Finchè sapevo che era in vita sapevo che avrei sempre voluto fargliela quella telefonata, dio sa le volte che ci ho pensato, fossi stata americana l’avrei fatto. Per cui…ciao jd. Spero che dall’altra parte ci siano dei telefoni…


